ASO: App Store Optimization

ASO – App Store Optimization

E così hai creato la tua prima app per iOS: complimenti! L’hai pubblicata sull’App Store: fantastico! Ma… perché nessuno la scarica? Perché tra 1 milione e 500 mila app dell’App Store, 1 milione e 600 mila app del Google Play Store e le 340 mila app del Windows Store (dati Statista di giugno 2015) gli utenti non scelgono di scaricare la tua app? Se non sai cosa significa l’acronimo ASO, è tempo di mettersi seduti e studiare.

L’ASO (App Store Optimization) è il processo di ottimizzazione continua di un’app mobile, utile per collocarsi nei primi risultati di ricerca degli store dedicati. Esattamente come la SEO – search engine optimization – per i siti web, l’ASO è assolutamente necessario per incrementare in maniera organica il numero di download di una determinata app.

App Store Stats

L’App Store Optimization è un processo attraverso il quale lo sviluppatore può incrementare la visibilità della propria app al fine di posizionare questa in cima ai risultati di ricerca. Più si è in alto e più c’è possibilità di rientrare nelle famose categorie di app indispensabili, le top list. Più alto è il proprio ranking, maggiore sarà l’eventualità che gli utenti scarichino la tua app. Maggiore sarà questa possibilità… più download registrerà la tua app!

Certo, la qualità dell’app non può passare in secondo piano, così come il tipo di utenti da considerare come target di riferimento per la propria attività di promozione. In questo senso bisogna considerare anzitutto chi è il destinatario tipo dell’app e capire quali siano le keywords più utili sulle quali puntare. In questo articolo ci focalizzeremo principalmente sulle tecniche di ASO utili in ambiente Apple, ma di fatto si tratta di consigli applicabili in maniera analoga anche agli altri store.

Elementi principali dell’App Store Optimization

Immagina di aprire l’App Store con l’intenzione di cercare un’app in grado di soddisfare una tua esigenza ma senza conoscerne il nome. Quali sono gli elementi che attirerebbero di più la tua attenzione?

Ecco una lista degli elementi principali, o forse essenziali, da considerare quando si parla di App Store Optimization.

  1. Nome dell’app: banale ma fondamentale, soprattutto se include keywords di ricerca utilizzate frequentemente.
  2. Icona dell’app: immagine rappresentativa in grado di identificare l’app stessa, fuori e dentro l’App Store.
  3. Screenshots: quante volte scartiamo un’app semplicemente perché si presenta in maniera disordinata o non ci mostra nei suoi screenshots cosa è in grado di fare? Agli utenti non piace leggere. Per la serie: uno screenshot vale più di mille descrizioni…
  4. Rating e recensioni: quelle stelline contano davvero! Presentarsi sull’App Store con l’app più utile di sempre ma non essere in grado di soddisfare gli utenti è assolutamente deleterio per il successo dell’app stessa.
  5. Numero di download: un numero che vale gran parte del lavoro, un numero che rappresenta quanto effettivamente la tua app è ritenuta valida. Un valore da non sottovalutare.
  6. Descrizione dell’app: fondamentale, soprattutto nelle prime due righe di testo. Parole semplici, chiare e, possibilmente, localizzate in più lingue.
  7. Localizzazione dell’app: i tuoi utenti sono esclusivamente english-speakers? O vuoi posizionare la tua app anche sul market share italiano, francese, spagnolo, tedesco e così via? Una semplice risposta immediatamente collegata a un’altra domanda: è necessario sviluppare app multilingua?

Elementi principali dell’App Store Optimization

Diversi tool oggi sono in grado di tracciare e calcolare l’efficacia di questi elementi nel ranking di un’app. Da Google Analytics for Mobile Apps (analytics) ad AppAnnie (market insight e analitycs) fino a SensorTower (insight e analitycs). Da aprile 2015 è poi disponibile anche App Analytics Platform, un servizio firmato Apple dedicato proprio alla misurazione del traffico inbound per quanto riguarda la pagina di presentazione dell’app sull’App Store.

App Store Optimization: naming dell’app

Iniziamo dal principio: nome, icona, screenshots e keywords. Il nome dell’app è il primo gancio attraverso il quale attirare l’attenzione dell’utente. Servirà a questo per identificarla, per ricordarsi le sue funzionalità e, perché no, per parlarne con altri utenti. Il nome dell’app è presente tanto sull’App Store (nell’elenco delle app, nella pagina dell’app) quanto al di fuori di esso (nelle schermate delle app se installata, nel tuo sito web).

Il naming di un’app è un’arte, così come lo è per qualsiasi altro prodotto o servizio. In generale però bisogna sempre porsi due domande:

  1. Il nome dell’app include il nome del brand o del prodotto?
  2. Include parole chiave che siano davvero rilevanti?

Quando scorriamo la lista delle app, normalmente l’utente si limita a guardare icona, nome e categoria. Quando invece la ricerca è più attiva e viene utilizzata, appunto, la funzione di ricerca, prestiamo invece principalmente attenzione a icona, nome, sviluppatore e screenshots.

Per quanto riguarda le keyword la domanda da porsi è: se dovessi cercare la mia app senza però conoscerne il nome, quali termini di ricerca userei? Spesso infatti non è sufficiente ipotizzare una o due parole chiave più utili, ma piuttosto occorre mettere in atto un’azione di analisi e ottimizzazione, eventualmente anche attraverso l’uso di A/B Test, al fine di rilevare quale sia la miglior combinazione di keywords.

Online è possibile trovare long-tail keyword generators, web app in grado di elencare alternative di parole chiave sulla base di quelle inserite dall’utente. Un buon modo per iniziare, ma non sicuramente l’unico. Senza dimenticare, poi, che l’App Store di Cupertino può rigettare l’inserimento di app che includano nel proprio nome uno slogan. Vediamo insieme qualche esempio:

Justeat.it – Ristoranti a domicilio

Justeat è un esempio di ottimo naming per un’app. Contiene il nome del brand di riferimento, Justeat – oltretutto nella sua versione estesa che lo ha reso famoso, Justeat.it – ma lascia spazio anche alle sue keyword più rilevanti: ristoranti a domicilio. In poche parole abbiamo quindi davanti il naming di un’app che si presenta (nome e brand) e spiega a cosa serve (ordini alimentari e spedizione a domicilio).

Eni Gas e Luce

L’app di Eni ripete parzialmente lo schema già presentato con l’esempio precedente. Il nome del brand di riferimento (Eni) è seguito in questo caso dai termini Gas e Luce, ovvero due settori della società multiservizi. Al di là del fatto che Eni Gas e Luce sia diventata tout-court un’espressione comunemente utilizzata perché protagonista di spot tv nonché di via web e social media. I termini Gas e Luce sono di fatto utili all’utente per capire esattamente quali siano i servizi coperti dalla app di Eni.

Justeat.it – App per Ristoranti a domicilio Eni Gas e Luce App

App Store Optimization: l’icona

Se agli utenti non piace leggere (molto testo), sicuramente ciò che piace di più è guardare. E qual è il primo elemento distintivo con il quale entrano in contatto se non l’icona di un’app? L’icona di un’app è il suo elemento distintivo, un logo in grado di rappresentarla dentro e fuori l’app store, esattamente come un logo rappresenta un brand.

Il graphic design, essendo di per sé focalizzato sulla creatività di chi se ne occupa, non può essere per natura ingabbiato all’interno di confini troppo stringenti. Questo farebbe sì che la creatività venisse meno e, di conseguenza, la spinta innovatrice che l’arte, da sempre, porta con sé. Detto questo, però, anche gli artisti devono per forza di cose seguire una serie di codice non scritto, fatto sostanzialmente di best practices, in grado di garantire al proprio design un vantaggio oggettivo. Non è un segreto che le app più importanti siano rappresentate da icone con caratteristiche comuni:

  1. Un solo elemento rappresentativo, magari collocato in posizione centrale sia verticalmente che orizzontalmente, seppur con delle eccezioni (leggi Facebook).
  2. Flat o non flat, in stile fotografico o meno, l’icona di un’app deve essere semplice, possibilmente vivacizzata con due o al massimo tre colori, ma senza esagerare in termini di stravaganza.
  3. Il famoso elemento posizionato al centro non nasce dal nulla ma piuttosto molto spesso si basa su un alfabeto iconografico facilmente riconoscibile perché basato su significanti già comunemente condivisi dagli utenti. Ecco allora che l’immagine di una busta delle lettere su un’app significherà che questa offre un servizio di e-mailing; così come probabilmente delle cuffie o una nota saranno simboli utilizzati per rappresentare un’app musicale.
  4. Stare al passo è poi un consiglio da non sottovalutare. Ve la immaginate un’app con lo stile del buon vecchio Windows 95 su un iPhone 6S Plus con iOS 9? Certo, a meno che non vogliate sviluppare un’app dalla natura fortemente retro (vedi Snake ’97 o MS-Dos Simulator), è decisamente il caso di studiare i trend del momento prima di progettare l’icona della propria app.

App icon grid

Screenshot: una finestra sull’app

Il potenziale offerto dagli screenshot è a dir poco enorme. Gli screenshots possono essere utilizzati per spiegare l’utilità dell’app, le sue funzioni, il suo stile. Dall’altro lato, quello degli utenti, sono invece importanti per capire se le funzionalità offerte sono effettivamente quelle cercate, se ci piace, se è adatta alle nostre esigenze e – ultimo ma non ultimo – se ci rappresenta.

Nell’App Store vengono visualizzati i primi due screenshots in caso di ricerca attiva, mentre nessuna immagine è mostrata nel caso di navigazione nelle top list. Gli screenshots nella pagina dell’app sono sempre mostrati a coppia e questo può essere determinante per cercare di raccontare (storytelling) l’app attraverso una serie di passaggi chiave esattamente come il flusso di una storyboard (flow).

Google Play: screenshots opzionali ma in numero minimo di due e massimo di otto per dispositivo con dimensioni variabili da un minimo di 320px a un massimo di 3.840px. Le immagini dovranno essere jpg/jpeg o png (24 bit non alfa) e saranno visibili. Eventuali video saranno rappresentati dal primo frame utile. Leggi le specifiche complete.

Apple App Store: almeno uno screenshot obbligatorio fino a un massimo di quattro. Le dimensioni dovranno variano a seconda del dispositivo utilizzato. Le immagini dovranno essere jpg/jpeg o png: tutte a 72 dpi, rgb e senza trasparenze. Leggi le specifiche complete.

Molto più spesso si sta poi diffondendo il trend di accompagnare gli screenshots con una breve descrizione dell’immagine. Per questo è sempre bene considerare alcuni elementi chiave prima di decidere effettivamente quale testo utilizzare come descrizione dello screenshot:

  1. Keywords: quale testo può essere più utile se non le parole chiave utili a rappresentare l’intera app? Se le parole chiave hanno il potenziale intrinseco di descrivere la tua app, perché non dovrebbero metterlo in pratica anche quando davanti all’utente vi è uno screenshot?
  2. Vantaggi, non funzionalità: molto spesso quando guardiamo una serie di screenshot ci troviamo di fronte a una lista interminabile di feature, soprattutto con i giochi. “Oltre 1000 livelli”, “armi e armature personalizzabili” e così via. La verità è che queste informazioni possono essere situate altrove. In questo caso è invece fondamentale rispondere alle domande “mi serve davvero questa app? A cosa mi sarà utile?”. Il soddisfacimento di un bisogno è in questo caso in posizione di priorità rispetto alle funzionalità offerte.
  3. Arriva al punto: guidare lo sguardo dell’utente è un’arte. L’uso di colori neutri piuttosto che ampi spazi vuoti è utile a focalizzare l’attenzione dell’utente su un singolo particolare. D’altro canto, però, l’uso eccessivo di spazio vuoto è indice di eccessiva semplicità e può essere disprezzata. Nell’app store è poi anche possibile includere contenuti video, ma anche qui vale il consiglio di non distrarre l’utente, venire subito al punto ed evitare di proporre una trilogia: 20 secondi sono più che sufficienti.

Moleskine AppRuntastic App

Insomma, abbiamo capito che non basta progettare e sviluppare un’app per garantirle il successo che merita. La migliore delle invenzioni può essere un flop se non comunicata, così come la peggiore dei prodotti può avere un successo incredibile se guidato da una strategia comunicativa efficace.

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In questo articolo abbiamo visto come sia possibile migliorare il posizionamento di una app all’interno degli app store, di come l’ASO (App Store Optimization) possa essere utile per migliorare la visibilità di una app, la sua awareness e, di conseguenza, attrattività e download. Naming, icona e screenshots sono elementi chiave da considerare in un’ottica di comparazione con la SEO On-Page.

Nel prossimo articolo sulla ASO (App Store Optimization) vedremo invece come incrementarne la popolarità utilizzando tecniche paragonabili alla SEO Off-Page. Una serie di attività che ci permetteranno di garantire buoni risultati in termini di rating e recensioni, utili, in modo complementare, alla crescita del numero di download di app.