Super Bowl e social media: un rapporto sempre più stretto

Il Super Bowl, si sa, è l’evento più importante d’inizio anno, la cerimonia mediale per eccellenza che puntualmente, ogni anno, incolla davanti allo schermo milioni di persone in tutto il mondo. Aver scritto schermo non è stata una scelta casuale: sebbene la tv giochi ancora un ruolo di primo piano per il successo del fenomeno Super Bowl (il 2015 ha segnato il record di oltre 114 milioni di americani sintonizzati), tutta l’attenzione oggi si è spostata su altri media dilatando, di fatto, il periodo di interesse dell’evento in sé.

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Prima se ne parlava al bar, tra amici; oggi se ne discute online sui social media, una discussione fatta di parole, foto e video. Secondo le analisi Engagor, i brand sono stati citati sui social media in quasi due milioni di post: 1,5 milioni di tweet; 360mila post su Facebook. Dei due milioni, 816 mila commenti riguardavano gli spot del SuperBowl. Un cambiamento talmente forte che gli stessi spot ne sono influenzati: da #RealStrength di Dove a #BestBuds di Budweiser.

Entrambi i casi citati, come vedremo tra poco, fanno capo a campagne di comunicazione integrata che si muovono da un canale all’altro (online come offline), creando campagne di marketing che mettono l’utente, cliente o consumatore al centro della campagna stessa: la pubblicità diventa esperienza.

#RealStrenght: il caso Dove Men+Care

Dove ha coinvolto in prima persona i suoi utenti chiedendo loro di inviare selfie e foto in momenti di vita quotidiana in famiglia. Fulcro della campagna è ribaltare la percezione di forza maschile accostandola per lo più ai sentimenti familiari. E se daddy diventa la parola chiave dello spot; giocare con i propri figli, accompagnarli all’altare e, chiaramente, portarli alla partita di football sono tutte situazioni che rientrano a pieno diritto nella campagna Dove.

Le foto migliori, una volta inviate, sono state poi caricate sui profili social di Dove Facebook, Twitter, Instagram. Nessun premio materiale in regalo? Strano ma vero, è così. Dove, con la campagna #RealStrenght ha puntato sulla famiglia, uno dei temi più cari alla cultura americana ed è per questo che, nonostante non ci fossero premi in regalo, l’iniziativa ha visto la partecipazione di migliaia di utenti, oltre che un grande successo a livello di community building.

In più, Dove, in vista del Super Bowl, ha coinvolto diversi testimonials come Emmanuel Sanders (@ESanders_10), Murray DeMarco (@DeMarcoMurray) e Jordy Nelson (@JordyRNelson) che hanno chiaramente amplificato la visibilità della campagna stessa.

Lo spot da 30 secondi di Dove è stato uno dei più apprezzati di questo quarantanovesimo Super Bowl.

#BestBuds: il caso Budweiser

Cosa succede se unisci un cucciolo di labrador, una storia di amicizia tra animali e tecniche di visual storytelling? Vi ricordate di quando vi abbiamo parlato dei 10 trend che influenzeranno il marketing digitale nel 2015? In quell’occasione, parlando di visual storytelling, ci eravamo soffermati sulla campagna Più vicini di Wind realizzata dal regista Giuseppe Capotondi. Budweiser ha fatto lo stesso: ha ribaltato il modo di concepire la pubblicità, non mostrando praticamente mai il proprio prodotto ma piuttosto enfatizzando il valore dell’amicizia.

I protagonisti della campagna #BestBuds sono un cane, animale universalmente riconosciuto come il miglior amico dell’uomo, un cavallo e un uomo. La storia è semplice, ma meglio delle parole la descrivono sicuramente le immagini.

Agli utenti, in questo caso, non è stato chiesto di partecipare inviando materiale ma piuttosto semplicemente partecipando alla lotteria organizzata su Facebook e Twitter da Budweiser. Motore della campagna, a differenza di Dove, è invece stato il premio in palio: viaggio, sistemazione in hotel e biglietti per la finale del Super Bowl per due persone.

La campagna è da ritenersi a tutti gli effetti transmediale perché esplora momenti diversi utilizzando canali differenti: nello spot vediamo i punti chiave; su Instragram l’avventura di Puppy mentre vaga da solo per la città; su Twitter il profilo ufficiale del cucciolo al quale decine di utenti hanno inviato le foto dei loro animali; un minisito aggregatore di tutti i contenuti.

Per 7.100 dollari di premio, Budweiser ha visto incrementare la sua community Facebook di oltre l’85%, registrando ora (4 febbraio 2015) oltre 12,5 milioni di likes su Facebook, 120mila followers su Twitter, 32mila su Instragram, 111mila iscritti su Youtube.

Finita la lotteria (il 27 gennaio), Budweiser ha proseguito la sua campagna, giocando in real time con gli utenti su Twitter che leggendo i due tweet che seguono sono rimasti decisamente perplessi (qualcuno ha addirittura immaginato che alla Budweiser fossero ubriachi prima del match!).

 

 

Ma poi, è arrivata la spiegazione: