Startup made in Italy: il meglio dell’innovazione tricolore

Startup made in Italy: il meglio dell’innovazione tricolore

Selezionate da Business Insider o scelte per il nuovo programma FB Start di Facebook: le startup italiane stanno crescendo e sempre più spesso le sentiamo nominare al di fuori dei confini nazionali. Esattamente come sempre più spesso sentiamo i nomi di quei ragazzi e ragazze che ogni giorno lavorano dietro le quinte di queste realtà nascenti.

Giusto per mettere i punti sulle i, visto l’abuso del termine, definiamo startup tutte le aziende di piccole dimensioni che si trovano nella fase iniziale della loro produzione e generalmente hanno alle spalle meno di cinque anni di attività; non stiamo parlando necessariamente di aziende che hanno a che fare con la tecnologia, ma è altrettanto vero che le piccole aziende che si occupano di tecnologia sono spesso delle startup innovative proprio perché in grado di presentare e produrre prodotti innovativi che quindi non hanno un mercato ancora ben definito e vanno a soddisfare bisogni nuovi o indotti.

E dato che molto spesso le startup sono innovative, investire in esse può risultare rischioso. È necessario coprire i costi di avviamento della produzione, spesso molto ingenti, e contemporaneamente c’è la (nemmeno troppo piccola) possibilità che il prodotto non trovi una domanda sufficiente e che quindi si riveli essere un fuoco di paglia.

Da dove arrivano gli investimenti?

Il mito dei quattro ragazzi che lavorano in garage è affascinante, ma oggi qualcosa è cambiato. Servono subito grandi investimenti e, come abbiamo detto, questi sono decisamente ad alto rischio. Per questo a investire in questo business sono per lo più venture capitalist, ovvero soggetti che singolarmente o attraverso un fondo, investono in una determinata azienda al fine di finanziarne la fase iniziale e ricevere in cambio, in un secondo momento, obbligazioni o partecipazioni nell’azienda stessa. Ma non è tutto oro quel che luccica. Otto startup su dieci chiudono i battenti nel giro di pochi anni spesso a causa di business model non all’altezza o dello scarso interesse da parte del mercato.

Non sono dati che devono scoraggiare le decine di ragazzi e ragazze che ogni anno investono tempo, risorse e una buona dose di emozioni nei loro business. Il Sole 24 Ore, in un articolo del 2013, parlava di Sindrome Fallimento, ma del resto se non si prova, difficilmente si riuscirà ad avere il successo ambito. Comunque è un dato di fatto che la percentuale di startup di successo sia bassa ed è proprio per questo che chi investe nell’avviamento di una startup deve essere consapevole dell’alto rischio che corrono i suoi capitali.

Anche in Italia stanno sorgendo diversi fondi di venture capital. Parliamo di Innogest SGR, 360 Capital Partners, Digital Magics (venture incubator), Dpixel, Italian Angels for Growth, H-Farm Venture (venture incubator), Key Capital, LVenture Group (unico fondo quotato al MTA della Borsa di Milano e investitore del Luiss Enlabs, l’incubatore dell’Università Luiss Guido Carli), Principia SGR (dei quali fanno parte i fondi Principia Fund, Principia II e Principia III – Health), United Ventures, Vertis (maggiormente interessato alle startup made in Italy), Invitalia Ventures (venture capital di Stato controllato da Invitalia, l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo).

Startup made in Italy

E le startup? Le startup made in Italy stanno crescendo e diventando sempre più importanti a livello nazionale e non. Sono business in rapida ascesa: alcuni già noti, altri meno. Ecco un elenco, certamente non esaustivo, delle più importanti startup italiane del momento. Alcune di loro sono state menzionate da Business Insider, altre sono state selezionate da Facebook per il nuovo programma FB Start, altre, invece, sono scommesse sulle quali ci sentiamo di pronosticare un successo sicuro.

Le startup made in Italy stanno crescendo e diventando sempre più importanti

BeMyEye

Startup fondata da Gian Luca Petrelli nel 2011, è una piattaforma grazie alla quale i franchisor possono monitorare l’andamento dei propri franchisee. Per farlo è sufficiente inviare al team di BeMyEye un questionario che sarà poi reso disponibile tramite app iOS e Android agli utenti. Un Eye, ovvero un utente, può quindi selezionare il job e, chiaramente dietro ricompensa, svolgere la rilevazione per conto del franchisor. BeMyEye è oggi utilizzata da oltre 173mila utenti sparsi tra Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito.

GIPStech

«Il GPS fu una rivoluzione all’esterno, ma nei luoghi chiusi?». Così recita la home page di GIPStech, startup nata nel 2011. L’idea è tanto semplice quanto di grande utilità: parliamo della localizzazione e della mappatura di spazi chiusi, indoor. GiPStech ha sviluppato una soluzione tecnologica proprietaria che integra algoritmi di localizzazione basati sull’utilizzo del campo geomagnetico terrestre con algoritmi inerziali. Questa tecnologia è in grado di raggiungere una precisione straordinaria (mediamente 1m) utilizzando come segnale guida principale le sole anomalie del campo magnetico terrestre, naturalmente presenti in qualsiasi ambiente indoor: un segnale che è gratuito, sempre presente, stabile e affidabile.

Pathflow

Ospitata dal #WCAP, l’incubatore di TIM, e finanziata da H-Farm, Pathflow nasce dall’idea di Alberto Gangarossa di monitorare e studiare il comportamento dei clienti all’interno di un negozio attraverso l’utilizzo delle telecamere e l’analisi secondaria dei dati di vendita del negozio stesso. Un’idea utile per tracciare i movimenti dei clienti, i flussi di entrata e di uscita per poi produrre report e ottimizzare gli spazi e l’esposizione dei prodotti.

monitorare e studiare il comportamento dei clienti all’interno di un negozio

AppsBuilder

Startup made in Italy dal velocissimo livello di crescita, AppsBuilder è un ottimo servizio per lo sviluppo, anche senza conoscenze di coding, di app mobile in maniera modulare, eventualmente anche integrando Google AdSense, AdMob e InMobi per la monetizzazione del traffico in app. AppsBuilder è forse una delle startup italiane di maggior successo e oggi conta numerosi partner come UnBounce, PlaceIt, GraphicSprings, AppTweak, Clever Zebo e AppDemoVideos.com.

Iubenda

Iubenda è una startup nata a Milano nel 2011 grazie alla quale si possono ottenere in tempi davvero rapidi delle privacy policy personalizzate e valide per la legislazione di Italia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, Spagna, Francia, Brasile, Russia e Olanda. Il processo è molto semplice: l’utente invia a Iubenda una richiesta indicando la nazione o le nazioni in cui opera, il sito o l’app in oggetto e le funzionalità della piattaforma. Iubenda ha poi avuto molto successo soprattutto negli ultimi due anni in seguito alla cosiddetta cookie law. A oggi sono quasi 500 mila le privacy policy già generate da Iubenda.

Nextwin

Startup romana nata grazie a Alessandro Salvati, Luca Sicari, Enrico Giancaterina, Domenico Gravagno, tutti rigorosamente under 30, Nextwin si fonda sulla passione per lo sport e per la possibilità di fare pronostici sui possibili esiti dei match sportivi. Oggi Nextwin conta oltre 55 mila utenti registrati, con una percentuale di vincite superiore al 20%. Non male.

Le startup che vorremmo segnalarvi sono davvero tante. Alcune di queste, in realtà, sono uscite dalla loro fase di avviamento, ovvero i primi cinque anni di attività, e oggi hanno raggiunto importanti traguardi a livello mondiale. Parliamo di Arduino (c’è davvero qualcuno che non ne ha mai sentito parlare?) e Yoox che oggi opera in oltre 100 paesi e raccoglie un team di oltre 700 dipendenti.

Altre sono invece scommesse che siamo sicuri che diventeranno importanti aziende nel panorama italiano e non solo. Parliamo di Tutored, app sicuramente molto nota agli studenti universitari di mezza Europa; di Moovenda, importante competitor del più noto Just Eat; Qurami, servizio di gestione delle file per uffici, segreterie e banche; di Codemotion, oggi forse la più grande conferenza europea sul coding che conta un network di oltre 3 mila sviluppatori in tutta Europa.

Ma i nomi sono davvero tanti e a loro tutti vanno i nostri in bocca al lupo e, perché no, l’invito a contattarci in caso di necessità di supporto al digital marketing.