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Social media intelligence: un’alleata per la crescita del tuo business

Se pensavate che la semplice presenza sui social bastasse per fare il salto di qualità e dominare il mercato contemporaneo da una prospettiva 2.0, forse non avete ancora sentito parlare di social media intelligence.

Una nuova deriva del marketing digitale, che sfrutta a pieno le potenzialità dei dati presenti sui social media e che fornisce alle imprese più acute una serie d’insight incredibilmente preziosi per sviluppare il proprio business.

Se fino ad oggi vi siete limitati a controllare il numero di like ricevuti dai vostri contenuti o a monitorare la posizione occupata sui motori di ricerca, è tempo di cambiare ritmo e di valorizzare il patrimonio di informazioni a portata di mano, attraverso la social media intelligence.

Cos’è la social media intelligence e cosa può fare per il business?

Immaginate di essere in auto e di avere la radio accesa: improvvisamente viene trasmessa una canzone che cattura la vostra attenzione.

È orecchiabile e la canticchiate senza troppa precisione, mentre cercate il numero civico a cui fermarvi.

Questo è un normale atteggiamento di ascolto social: un approccio superficiale e limitato alle evidenze più immediate.

Ma è solo quando vi soffermate ad ascoltare il brano e trasformate il rumore delle onde sonore in una melodia precisa, ascoltando il testo e le parole, che potrete comprendere il significato della canzone.

Ecco la social media intelligence: ascoltare davvero il dialogo attivo sui social, per trasformare i dati prodotti dagli utenti in informazioni preziose per il business.

Perché un contenuto ha ricevuto molti like? Quali impatti ha sulla rete? La rete sta parlando di me, e se sì, in che modo? Ci sono tematiche relative alla categoria in cui opero particolarmente calde sui social?

Solo monitorando la conversazione sui social media, osservando i comportamenti degli utenti e analizzando i dati raccolti, è possibile estrarre considerazioni strategiche per il successo dell’impresa e trasformare gli utenti in una fonte d’informazioni dal valore inestimabile.

Un’attività di monitoraggio straordinaria, potenzialmente rivolta ad una popolazione social di tre miliardi di utenti attivi. Potete immaginare un campione d’indagine più ricco di così?

Social media intelligence e casi di successo  

Quali sono le applicazioni possibili della social media intelligence?

Davvero tantissime.

Una valida strategia di social media intelligence può consentirvi, ad esempio, di sfruttare le idee dei clienti e degli utenti che ruotano attorno al vostro brand per ottenere insight freschi.

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Lo ha fatto General Electric che, per ottimizzare le attività di sviluppo di un nuovo prodotto, ha interpellato direttamente i suoi follower – concentrandosi su una community di oltre 90 mila utenti – attraverso una campagna Twitter lanciata con l’account @ecoimagination. Ai migliori suggerimenti pervenuti GE prometteva premi importanti, come una serie di voli Virgin Airlines.

Il risultato? In 2 ore la Società ha raccolto migliaia di tweet, con altrettante idee fresche e innovative provenienti da ogni parte del mondo e pronte ad essere discusse.

In altri casi, invece, la social media intelligence può essere impiegata per anticipare possibili crisi aziendali. Come quando Kraft Foods, ascoltando e analizzando la conversazione web e social sul mondo dell’alimentazione, ha notato un aumento del sentimento negativo verso l’utilizzo di grassi idrogenati.

Un’evidenza che ha spinto la Company ad eliminare questi ingredienti da tutti i suoi prodotti, anche in assenza di specifiche minacce legali.

Ignorare l’opinione profonda del popolo social, all’opposto, può portare conseguenze negative.

È il caso di Servier, azienda farmaceutica francese produttrice di Mediator, un noto medicinale contro il diabete.

Dall’ascolto superficiale dei social, nulla da rilevare: i pazienti e la comunità medica apprezzavano il prodotto e non si registravano scostamenti o punti di attenzione.

Se non fosse che, nel sottobosco dei social media, alcuni utenti stavano alimentando la conversazione su un utilizzo alternativo del farmaco: Mediator non solo era efficace contro il diabete, ma faceva anche perdere peso.

La voce si diffonde velocemente sui social, ma mai a tal punto da emergere in superficie. Per l’azienda produttrice, attenta alle evidenze epidermiche, quindi, ancora nulla di strano.

Fino a che la tematica giunge all’orecchio di associazioni governative, che prontamente ritirano il farmaco e provocano a Servier un danno economico incommensurabile.

La morale? La social media intelligence avrebbe consentito di investigare a fondo il comportamento del web e avrebbe scovato la querelle con largo anticipo, evitando la disfatta.

Meglio prevenire, no?