Selfie, social media, marketing

Selfie, social media, marketing: tre casi interessanti dal turismo al non-profit

Qualcuno li ha definiti gli autoritratti del terzo millennio. Secondo gli psicologi i selfie sono utili non tanto per alimentare il proprio vanto o narcisismo, ma piuttosto i selfie come carburante per il motore dell’autostima.

Secondo un sondaggio di Today.com (AOL), il 41% delle donne adulte a stelle e strisce ha dichiarato che vedere online delle foto che le ritraggono sia utile per sentirsi più sicure, una percentuale che sale al 46% se si considerano i social media nel loro insieme. Percentuali ancora più alte per le ragazze: per il 65% vedere online i propri selfie accresce la propria fiducia in sé stesse.

Ma non è tutto oro ciò che luccica: uno studio della Birmingham Business School su un campione di 508 utenti Facebook ha dimostrato come la condivisione di una grande quantità di foto sia dannosa per le relazioni amorose.

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Ora: sappiamo che il rapporto tra social media e contenuti visivi è vivo più che mai. E se Flickr è terreno dei professionisti, Instagram e Pinterest ti dicono niente? Piattaforme di social networking interamente basate sull’aspetto visuale del contenuto. Perché è vero che Facebook e Twitter, vuoi con le foto, i video e ora il revamp delle gif, si sono progressivamente avvicinati all’aspetto visuale dei contenuti, ma ci sono altrettante piattaforme che di fatto sono nate per questo.

Selfie: il caso del 1888 Hotel

Buffer ha raccolto alcuni esempi di utilizzo dei selfie in campagne di marketing nei settori più disparati: dal turismo alla cultura fino alle campagne di comunicazione di brand più tradizionali come Ray-Ban. Ne abbiamo selezionati tre: il 1888 Hotel, il primo Instagram Hotel; la campagna #MuseumSelfieDay e Reflections, l’app made in Ray-Ban per i selfie.

Cominciamo dall’inizio: al 1888 Hotel di Sydney, Australia, i selfie non solo sono i benvenuti, ma la loro produzione è decisamente incoraggiata all’interno della struttura. E così tra le decine di selfie che gli ospiti dell’albergo australiano producono ogni giorno – magari anche con qualche scatto piccante per ambo i sessi, giusto per rendere le cose più divertenti – la stessa struttura mette in palio periodicamente la possibilità di soggiornare gratuitamente per una notte. Investimenti? Quelli spesi per una cornice posizionata nei pressi della reception. Il risultato? Il 1888 Hotel è conosciuto come il primo Instagram Hotel, l’hashtag #1888Hotel conta qualcosa come 3.000 contenuti UGC (User Generated Content). Non male per un hotel di media grandezza.

1888-hotel-instagram

Consiglio: se hai a disposizione uno spazio fisico o il tuo business ruota intorno a un prodotto, un oggetto facilmente riconoscibile, spingi i tuoi clienti a interagire! Comincia tu stesso a scattare foto e lascia progressivamente spazio ai tuoi clienti/utenti.

Selfie: #MuseumSelfieDay

Andiamo al museo, ci guardiamo intorno, scattiamo foto. Scattiamo decine di foto, forse centinaia! Lo abbiamo sempre fatto fin quando la fotografia si basava sui rullini, perché non farlo ora che il digitale ci permette di scattare una quantità enormemente superiore di contenuti? L’iniziativa #MuseumSelfieDay è stata lanciata per la prima volta da Mar Dixon, curatrice di musei nonché digital and tech enthusiast, come si autodefinisce. L’idea è semplice: elevare culturalmente la pratica del selfie, riprendendo sé stessi al museo davanti a un’opera famosa, o far credere che sia l’opera stessa – in maniera forse un po’ goliardica – a farsi un selfie. Il #MuseumSelfieDay ha spento la seconda candelina e anche quest’anno, come quello passato, l’iniziativa assolutamente non-profit è diventata un motivo in più per avvicinarsi a quegli spazi culturali molto spesso lasciati in secondo piano. Bel lavoro Mar Dixon!

museumselfieday-twitter

Consiglio: le campagne di comunicazione del settore non-profit hanno già sfruttato la pratica del selfie in molte occasioni. Da #nomakeupselfie, per la promozione della bellezza autentica, quella che non ha bisogno del trucco, a #ILookLikeAnEngineer di questi giorni. Spazio alla fantasia.

Selfie: riflettiamoci su!

E che dire di Ray-Ban? La società battezzata a stelle e strisce e importata da Luxottica sotto l’ombrello del made in Italy ha lanciato Reflections, app appositamente pensata per dare un tocco di classe ai propri selfie. Il meccanismo messo in moto da Ray-Ban è tanto semplice quanto geniale: Reflections utilizza entrambe le fotocamere del proprio iPhone, creando un’immagine composta da due livelli: alla base la foto scattata dalla telecamera posteriore; in superficie quella scattata dalle fotocamera frontale. Il tutto crea, appunto, un effetto di riflessi decisamente di qualità.

rayban-reflections

Consiglio: sviluppare app che si basano sull’attività dell’utente è molto utile dal punto di vista strategico. Permette ai brand di accrescere il proprio bacino di utenza fornendo di fatto a questa un servizio. È un meccanismo peraltro già visto in altri settori, vedi l’industria culturale e quel Dead Yourself! firmato The Walking Dead.

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Allora, a che punto è il tuo smartphone? Quanta memoria è occupata dai tuoi selfie e quanto lo sono i tuoi profili social? Va bene: fa bene all’autostima, ma occhio alle relazioni amorose! Il nostro consiglio? Vai al museo, metti i Ray-Ban e alloggia pure al 1888 Hotel scattando selfie a più non posso. Ma fallo con senso critico! Il web è un po’ come Las Vegas: ciò che si posta sui social, resta sui social. Per sempre! E se poi decidi di cancellare un contenuto, chi ti garantisce che non sia già stato salvato e ricondiviso? You’re warned 😉