Privacy e Facebook: parliamo della normativa

Privacy e Facebook: parliamo della normativa

Quando si parla di social media, per forza di cose, si finisce anche col parlare di privacy: di come le piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram e così via gestiscono i nostri dati, le informazioni che ci riguardano, le azioni che ogni giorno compiamo all’interno e all’esterno delle piattaforme stesse.

Qualche settimana fa abbiamo cercato di capire quanto ne sa Facebook di ognuno di noi, sottolineando come, nonostante le teorie del complotto sul grande fratello, gran parte dei contenuti che ogni giorno condividiamo possa essere pubblicato anche privatamente: attraverso l’utilizzo delle liste Facebook, la privatizzazione di determinati contenuti come foto e informazioni personali, l’impostazione di criteri di sicurezza per l’accesso all’account e la difesa dello stesso. Detto questo, cerchiamo oggi di capire ciò che c’è dietro questi meccanismi: la normativa di Facebook.

Quali dati raccoglie Facebook? E come li utilizza?

«Raccogliamo i contenuti e le altre informazioni che fornisci quando usi i nostri Servizi, anche quando crei un account, crei o condividi contenuti e invii messaggi o comunichi con le altre persone». Un’informazione abbastanza generica. Ma oltre ai contenuti che attivamente condividiamo via Facebook la piattaforma è in grado di registrare e riutilizzare (secondo il contratto che ognuno di noi accetta nel momento in cui si registra a Facebook) informazioni e dati relativi a elementi accessori come la rete e la connessione utilizzata, le informazioni della nostra carta di credito nel caso in cui questa sia utilizzata per servizi Facebook, informazioni sul dispositivo e sui siti web collegati.

Sebbene l’elenco sia lungo e, per alcuni, preoccupante, c’è da dire che la maggior parte dei dati (tutti tranne la carta di credito) è registrata anche da qualsiasi altro sito web che faccia uso di codici Analytics per il monitoraggio del traffico web. E se poi siamo su un sito di e-commerce… beh, anche la carta di credito è registrata.

Privacy e Facebook: cosa ci spaventa davvero?

Ma se questo non ci spaventa per i siti di e-commerce, allora perché abbiamo questa reazione con Facebook? La risposta va rintracciata nella seconda parte del titolo di questo paragrafo. Sappiamo bene infatti che Facebook riutilizza le informazioni che raccoglie per categorizzare gli utenti in maniera aggregata, personalizzando così, seppure per criteri collettivi, gli utenti e offrire loro contenuti dedicati potenzialmente più interessanti. D’altro canto, tutte queste informazioni sono usate dal marketing per proporre campagne e contenuti sponsorizzati (social advertising) che risultino utili alle persone che le leggono.

Che senso avrebbe pubblicizzare uno skipass a chi abita a Palermo? A che pro promuovere un negozio di attrezzatura subacquea a chi vive a Bologna? E se la localizzazione geografica funziona, altrettanto efficaci sono esempi che riguardano l’età (è utile mostrare l’annuncio di una nuova auto a un ragazzo di 14 anni?), il device utilizzato (ha senso promuovere il download di un’app per iOS a un utente Android?) e molti altre caratteristiche tipiche di ognuno di noi.

Queste informazioni, comunque, sono condivise con altri utenti solamente nel caso questi siano autorizzati da noi stessi a farlo; con aziende e fornitori di Facebook lo sono invece sempre, seppur in maniera aggregata; e occasionalmente con le autorità nel caso in cui ci sia una richiesta legale (come un mandato di perquisizione, un decreto ingiuntivo o un mandato di comparizione) o una richiesta governativa.