La Televisione e la sfida del Digitale


Polk&Union - TV e digitale

Che i marketers abbiano sempre lottato per catturare l’attenzione del proprio audience, come del resto sto facendo io in questo momento nello scrivere questo post, è cosa risaputa. Soprattutto per i marketers della televisione il tentativo di catturare la nostra attenzione ed il nostro tempo davanti allo schermo è incessante.
Anche se un con un po’ di ritardo, i marketers della televisione italiana si sonoo accorti del cambiamento delle abitudini dei telespettatori. Questi ultimi, hanno subito una metamorfosi trasformandosi da telespettatori in “videospettatori“. Che il mercato televisivo si sia fatto più competitivo lo si evince dal volume dei nuovi acronimi che rappresentano la nuova offerta d’intrattenimento video:

  • FTA DTT : Free to air Digital Terrestrial Television (Rai, Mediaset, La7)
  • Pay DTT: Pay Digital Terrestrial Television (Mediaset Premium)
  • DHT: Direct to Home Digital TV (Sky, TiVù)
  • OTT: Over the Top (Apple, Samsung, Sony, Microsoft, Facebook, Youtube, Vimeo etc)
  • Telco: Telecomunicazioni (Cubovision, Chilli etc)

Il proliferare dell’offerta di contenuti e di piattaforme da dove poter consumare questi contenuti ha trasformato il vecchio mercato della televisione, per anni ed ancora oggi King indiscusso per ore di fruizione, in una arena più grande, il mercato del video intrattenimento. In questo mercato, i grandi gruppi televisivi lottano a suon di milioni di euro d’investimento su diritti e contenuti. Perdere videospettatori significa minori introiti pubblicitari e per le pay TV anche minori abbonamenti. A questa sfida da qualche tempo stanno lavorando tantissimi marketers per cercare di trovare un nuovo modello competitivo.

Per esempio, Sky Italia ha esteso la propria offerta alle piattaforme digitali lanciando Sky Go, ma lo ha fatto per i soli clienti abbonati. Di questo ne ha parlato in un intervento universitario tenutosi alla Università La Sapienza di Roma,  l’Amministratore Delegato di Sky Andrea Zappia.

L’AD ha sottolineato come per Sky “l’esperienza del decoder sia una parte imprescindibile dell’offerta. In quella sede, i professori Roberto Sambuco e Christian Fasulo, insieme agli studenti del corso di Marketing ed Economia Digitale avevano elaborato l’ipotesi di “far uscire Sky dal decoder” per tutti gli utenti senza abbonamento i quali avrebbero potuto usufruire di programmi Sky in PPV (pay per view) on demand.

Partendo dal presupposto che i POD, punti di differenziazione, dell’offerta di Sky sono i contenuti, la scelta dei programmi, il brand ed il decoder mySky, un utente avrebbe potuto avere un esperienza quasi completa con il PPV on demand avvicinandosi così all’ecosistema Sky. Inoltre, l’utente PPV on Demand avrebbe lasciato traccia dei suoi acquisti e gusti, fornendo così a Sky un database di utenti ai quali offrire un abbonamento mirato. L’idea di far uscire Sky dal decoder per alcuni potenziali clienti non ha riscontrato esito positivo in Andrea Zappia il quale è un fermo sostenitore dell’inseparabilità del servizio dal decoder mySky.

Sarà interessante osservare come Sky Italia, Mediaset, Rai e La7 riusciranno a contrastare il continuo e crescente ingresso di nuovi competitors che un giorno, anche grazie alla banda larga, riusciranno a fornire prodotti HD, 3D da scaricare, condividere e vedere in streaming da tutto il mondo, riproducendo anche l’esperienza del decoder mySky.