Generazione Z: 5 must che i marketer devono conoscere

C’è una domanda che affligge le menti di tutti i marketer e disturba le loro notti: come entrare in contatto con la Generazione Z? No, non stiamo parlando di un nuovo film di fantascienza né tantomeno di una nuova specie aliena. La Generazione Z è rappresentata da nativi digitali, generalmente consumatori nati tra il  1998 e il 2008, che ad oggi rappresentano il 22% della popolazione americana, collocati appena dietro i millennial (23%) e di poco sopra la generazione X (21%). Come si evolveranno nel futuro? Nel 2020 costituiranno il 40% dei consumatori.

Se dovessimo tracciarne un identikit dal punto di vista sociologico, i ragazzi della Generazione Z potrebbero rappresentare i cugini dei millennial, ma sono tuttavia diversissimi da loro. Questi ultimi sono cresciuti nella relativa pace e tranquillità degli anni ’90, mentre la Generazione Z ha mosso i primi passi nella guerra al terrorismo ed è già passata attraverso due crisi economiche: sono, dunque, più temprati e pragmatici. Dal punto di vista tecnologico, i ragazzi di questa generazione non ricordano un tempo senza social media: sono cresciuti con gli iPhone, utilizzano le emojii al posto delle parole e amano FaceTime e Snapchat.

[Tweet “I ragazzi della #GenerazioneZ non ricordano un tempo senza #socialmedia”]

In che modo, dunque, un brand riesce a dialogare e a relazionarsi con loro? Ecco 5 must che ogni marketer deve conoscere se vuole entrare in contatto con la Generazione Z e produrre dei contenuti che siano per loro rilevanti.

1.      Il 63% della Generazione Z vuole che il marketing sia fatto da persone reali

Da un sondaggio condotto lo scorso anno da parte dell’agenzia Deep Focus, è emerso come  il 63% della Generazione Z preferisca vedere persone reali all’interno delle pubblicità, mentre solo il 37% è a favore delle celebrities. Circa il 70%, inoltre, è interessato a contenuti e narrazioni dal finale realistico e non patinato. Per conquistare la loro fiducia e non apparire goffi nel tentativo di essere cool e alla moda a tutti i costi, i brand hanno bisogno di chiedere aiuto ai cosiddetti social influencer, spesso anche loro parte di questa generazione, che fungono da intermediari tra il messaggio veicolato dal brand e i ragazzi. La Generazione Z è, più di ogni altra, composta da creatori di contenuti social e circa un terzo degli utenti tra i 16 e i 34 anni sono degli influencer.

[Tweet “I #socialinfluencer sono gli intermediari tra i brand e la #GenerazioneZ”]

2.      Facebook è il loro social network più importante

Se vi venisse chiesto di indovinare su quale social i ragazzi della Generazione Z trascorrono più tempo, rispondereste sicuramente Snapchat e a nessuno verrebbe in mente di nominare Facebook, che ormai ha la reputazione di attrarre persone più adulte rispetto ai teenager. Ma mentre Snapchat è la piattaforma più usata dal 51% della Generazione Z, il 67% degli intervistati nel sondaggio condotto da Deep Focus ha definito Facebook come il canale social più importante, andando a premiare la sua capacità di innovarsi costantemente, dando agli utenti sempre più motivi per utilizzarlo.

Tra le novità di Facebook più apprezzate dai ragazzi Z e che hanno generato più engagement, l’app MSQRD e le dirette video. In termini di frequenza di utilizzo, inoltre, il 26% degli intervistati ha affermato di utilizzare Facebook costantemente, paragonato al 23% di Snapchat; in aggiunta, quasi la metà dei partecipanti sostiene di loggarsi su Facebook più volte al giorno.

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3.      La Generazione Z vuole partecipare

Stare seduti sul divano a guardare? Non è quello che farebbero i ragazzi di questa generazione. Interattività e collaborazione devono essere i must che ogni brand deve tenere a mente nella fase di creazione e ideazione di un contenuto rivolto a questo tipo di pubblico. Se per i millennial la parola d’ordine era condividere, quello che la Generazione Z vuole, invece, è un lavoro da svolgere e diventare loro stessi sostenitori e promotori del brand, ma solo nel caso in cui quest’ultimo sia riuscito ad ottenere la loro fiducia, il loro rispetto, tramite autorevolezza e non invadenza o prepotenza.

[Tweet “#Interattività e collaborazione: i must per creare un contenuto adatto alla #GenerazioneZ”]

4.      Il 79% della Generazione Z è interessata al VR

I ragazzi di questa generazione amano guardare i video su piattaforme come YouTube e Facebook, piuttosto che tramite la TV. La nuova tecnologia che li conquisterà sarà sicuramente la VR (virtual reality): secondo uno studio condotto da Greenlight VR e la Touchstone research, infatti, il 79% degli utenti internet americani, dai 10 ai 18 anni, è interessato alla VR- circa il 6% in più rispetto ai millenial. La realtà virtuale è qualcosa in più del semplice intrattenimento: è in grado di coinvolgere le persone a livelli emotivi e sensoriali che nessun altro strumento di comunicazione è in grado di superare. C’è da ricordare però che, al momento, il mercato della VR è ancora in fase di lancio: Oculus Rift è stato rilasciato a Marzo di quest’anno, HTC Vivi ad Aprile e stiamo ancora attendendo Microsoft HoloLens.

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5.      Hai 8 secondi per attirare la loro attenzione

Questo è il tempo che un brand ha disposizione per rendere un contenuto interessante agli occhi di un ragazzo della Generazione Z, non di più. E non dimentichiamoci che questa è anche la stessa generazione in grado di stare guardare ore di dirette di video giochi o 20 minuti per un video tutorial di bellezza. Le loro aspettative nei confronti dei contenuti prodotti sono molto alte, motivo per cui i brand stanno dando libero spazio alla propria creatività, creando contenuti sempre più interessanti e di valore agli occhi di questi ragazzi. Attirare la loro attenzione velocemente con l’utilizzo di GIF animate o video, però, non è sufficiente. La vera sfida consiste nel riuscire a mantenerli coinvolti per un periodo di tempo maggiore.