Il futuro retrò della comunicazione online

«Da quando esistono i mass media gli esseri umani hanno spesso utilizzato slogan, testi di canzoni, citazioni di film per semplificare la propria comunicazione. Lo facciamo perché crea legami immediati tramite conoscenze comuni e al tempo stesso consolida la propria identità». Per chi studia comunicazione, stiamo parlando del processo di costruzione identitaria che caratterizza ognuno di noi. Se infatti è vero che i media contribuiscono alla nostra capacità variabile di dar senso al mondo e l’identità non è un qualcosa che si è ma piuttosto un’entità fluida che si modella e costruisce attraverso le proprie azioni quotidiane, è altrettanto vero ciò che Adam Leibsohn COO (Chief Operating Officer) di Giphy ha spiegato durante il suo speech in occasione della TNW Conference di New York a novembre 2015.

[Tweet “L’uomo usa slogan e citazioni per semplificare la #comunicazione interpersonale, anche online”]

Ma concluso il 2015 vale la pena chiedersi: «come abbiamo comunicato maggiormente nel 2015?». E la risposta è abbastanza semplice quanto anacronistica: «messaggiando». Anacronistica se pensiamo la varietà di linguaggi e forme espressive attualmente disponibili per la comunicazione interpersonale, eppure «è difficile pensare a un mezzo di espressione umana più diffuso e che ben si presta a veicolare l’individualità che rende distintiva la comunicazione. È altrettanto vero che però abbiamo cercato più volte di rendere i nostri sms e messaggi testuali in generale più ricchi di significato. Prima c’erano le emoticons, ora parliamo delle loro pronipoti: le emoji».

Le emoji del resto rappresentano un alfabeto universale poiché basato su elementi visivi facilmente riconoscibili a prescindere dalla lingua parlata, dalla cultura di appartenenza e dalla provenienza geografica. Ma anche un alfabeto espandibile, potenzialmente, all’infinito se pensiamo che solo nel 2016 verranno introdotti 38 nuovi simboli in quella che è ormai a tutti gli effetti la nuova lingua del web. E se fino allo scorso anno le emoji erano un po’ il volgare del web, è stata la massima autorità in fatto di grammatica inglese, l’Oxford Dictionary, a darle riconoscibilità formale data l’attestazione come parola dell’anno alle emoji.

Back to the… GIF!

«Ma mentre le emoji sono ottime come mezzo espressivo, ciò che non sono in grado di fare è trasmettere la personalità del mittente, appiattendo di fatto la comunicazione. Non un problema da poco visto che la comunicazione mobile non è più relegata a un’area geografica ma diffusa a livello mondiale. C’è però una soluzione che arriva da lontano, dai primi giorni del web e che potrebbe essere la chiave di volta per il futuro della comunicazione». Parliamo delle GIF animate – uno strumento per chi si occupa di marketing, un formato per gli informatici e un mezzo espressivo per chi fa grafica – che nel 2016 compiono 27 anni. Ma come può uno strumento degli ultimi anni ’80 rappresentare il futuro della comunicazione online?

[Tweet “Le #Emoji rischiano di appiattire la nostra #comunicazione. La soluzione viene dal passato: le #GIF”]

Le GIF rappresentano di fatto l’elemento che meglio si confà con il modello di fruizione dei social media: veloce, immediato, personalizzabile, familiare, divertente: «sono il modo in cui tagliare un prodotto culturale in parti digeribili per i social media» si spinge a dire giustamente Adam Leibsohn. «[La GIF] è un modo per ricapitolare i momenti migliori dei programmi televisivi e riviverli fino alla nausea».

Tv, sport, politica, prodotti culturali (e i gattini, mai dimenticare i gattini!) sono a tutti gli effetti una serie di fonti inesauribili per il mondo delle GIF e, al tempo stesso, le GIF sono una fonte inesauribile di contenuti per i social media, sia per gli utenti tradizionali, sia per i brand che sempre più spesso adottano questo linguaggio per la propria comunicazione, soprattutto se correlata a logiche di real time marketing.

[Tweet “#GIF sempre più utilizzate dai #brand, soprattutto in relazione a logiche di real time marketing”]

«Con Giphy abbiamo dato vita a un’incredibile società che vive sulla ricerca e sulla condivisione di GIF animate sul web. È abbastanza divertente e questo è solo l’inizio. Vediamo un futuro in cui possiamo prendere tutte le informazioni del mondo, capire il contesto e dar vita a un contenuto culturale significativo per esso. Come? Con una GIF animata! Può sembrare assurdo, ma abbiamo costruito il più grande motore di ricerca di GIF in soli tre anni». E non è poco.