Emoji: il web parla una nuova lingua

Selfie, bacon e croissant. Dall’Unicode Consortium arrivano le specifiche del nuovo standard Unicode 9.0. Neanche a dirlo, le Emoji hanno un ruolo assolutamente di primo piano. E se fino a qualche anno fa punteggiatura e parentesi guidavano lo strano mondo di sorrisi e linguacce varie, oggi sono le Emoji le regine incontrastate delle faccine sorridenti.

Com’è successo tutto questo? La storia parte da lontano, da quanto un certo Kevin MacKenzie propose ai suoi colleghi di inserire nel testo delle email alcuni simboli grafici che fossero utili alla comprensione del tono del messaggio. Siamo nel 1979 e la proposta fu rigettata senza pietà. Bisognerà aspettare altri tre anni, il 1982, per vedere la prima emoticon, antenata delle Emoji, affacciarsi in un BBS, piattaforma che diede poi vita a newsgroup e forum. Forum, chat e MSN – sigh! – furono per le emoticon terreno di consacrazione negli anni ’90 e inizio 2000. Negli stessi anni, però, in Giappone prendevano largo le Emoji, di fatto simili, ma non uguali alle emoticon.

[Tweet “La prima proposta di usare simboli simil-emoticon fu lanciata nel 1979… Rigettata senza pietà”]

La differenza tra emoticon ed Emoji sta nel loro scopo: le prime tendono a rappresentare un’aggiunta al testo scritto per farne capire il tono qualora non sia del tutto chiaro (sarcastico, arrabbiato, …). Le Emoji, invece, possono essere indipendenti perché rappresentano delle azioni o dei concetti ben specifici.

Proprio il Giappone è poi il luogo dove le Emoji approdano per la prima volta su uno smartphone. Il firmware 2.2 dell’iPhone introdusse il supporto alle Emoji solo per il territorio nipponico, salvo poi estenderlo a livello globale a partire da ottobre 2011 con iOS 5. E Android? Neanche a dirlo: a partire da KitKat, la versione 4.4, il sistema operativo di casa Google supporta le Emoji in maniera nativa.

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E così, dal 2016 avremo 38 nuove Emoji: c’è il “tizio che sbava” e “il gufo porta-sfiga” oppure ancora il “tizio che scatta un selfie”; quello che “fa spallucce,” il famosissimo “face palm” e infine il “Pinocchio” col naso lungo.

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Ma ci sono pure – per rendere un po’ più appetitoso il tutto – croissant, avocado, cetriolo, bacon, patata e carota. Infine, volpe, aquila, anatra, pipistrello e squalo chiudono il quadro dei 38 aggiornamenti dell’Unicode 9.0 in tema di Emoji.

[Tweet “38 nuovi #Emoji in arrivo nel 2016! Dal #selfie al #facepalm”]

Ma al di là degli aggiornamenti, che potete trovare tutti sul documento ufficiale dell’Unicode Consortium, le Emoji sono oggi un fenomeno che tutti conosciamo e usiamo, nonostante l’ampiezza della loro diffusione sia difficile da percepire. A fare il punto della situazione ci hanno pensato gli ingegneri di Instagram che hanno svelato i dati sul loro utilizzo da parte dei 300 milioni di utenti attivi della piattaforma: la metà dei commenti scritti su Instagram contiene almeno una Emoji e il ritmo di crescita di questa nuova modalità di espressione non accenna a diminuire. Per quanto ci riguarda, il 45% degli italiani le usa, facendo posizionare il nostro Paese in quinta posizione dietro Finlandia, Francia, Regno Unito e Germania. Paradossalmente, è solo ottavo il Giappone, che proprio alle Emoji ha dato i natali.

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