Anticipatory Design

Ogni prodotto, hardware o software che sia, prevede almeno un elemento che cerca di anticipare una tendenza. Aaron Shapiro, CEO di Huge, definisce l’Anticipatory Design come un metodo attraverso il quale il designer semplifica i processi d’utilizzo quanto più possibile, riducendo al minimo la difficoltà per gli utenti, anche sulle scelte da prendere.

L’Anticipatory Design? In realtà c’è sempre stato

Pensiamoci un attimo: dall’alba del web siamo abituati a vedere box di allerta, popup, notifiche e molti altri elementi che si attivano per evitare che un qualcosa si ripeta in futuro (automatizzando un processo), o per invitarci a fare qualcosa di diverso in futuro. La maggior parte di questi eventi si verifica secondo una variabile molto semplice: se gli utenti fanno X, allora il software mostra Y.

Il termine anticipatory viene dal latino anticipare, ovvero “prendersi cura di qualcosa prima che accada”.

Con l’Anticipatory Design queste procedure basilari diventano più complesse, con il solo obiettivo di semplificare notevolmente le attività dei nostri utenti. Eh sì caro designer, hai letto bene: questo significa più lavoro per te, e meno per l’utente finale.

Un esempio in questo senso è Clippy. Molto prima di Siri, Cortana e Google Now, Clippy di Microsoft Office (correva l’anno 1997), rilevava le intenzioni dell’utente e offriva aiuto per semplificare i processi. Scrivendo un classico saluto d’apertura di una lettera come “Egregio Sig.”, Clippy spuntava subito fuori offrendo il proprio supporto.

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Anticipatory Design? Perché? E Perché ora?

L’Anticipatory Design sarà the next big thing per il prossimo decennio per chi si occupa di user experience design. Coinvolgere utenti estremamente impegnati è un processo che necessita una certa attenzione nel comunicare loro come i nostri prodotti possano facilitare le loro attività quotidiane. Le persone non hanno tempo da perdere in complicati processi. Vogliono arrivare al dunque, e lo vogliono subito. Dovremmo quindi strutturare i nostri prodotti aiutando l’utente a completare le sue attività senza sprecare inutili risorse. Soprattutto se queste attività si ripetono più volte al giorno.

Ora però non fraintendiamo: non si tratta di progettare e sviluppare semplici meccanismi di automazione, né di rendere l’utente totalmente passivo nelle sue operazioni. Si tratta di mettere la tecnologia al servizio degli utenti in modo tale che questi possano dedicare più tempo ad attività di alto livello, e non perdere tempo con inutili impostazioni o settaggi.

[Tweet “#AnticipatoryDesign: molto più che semplice automazione. Tecnologia al servizio dell’utente”]

Google Now, per esempio, ti permette di “focalizzarti su ciò che ti interessa”, risolvendo problemi prima che tu debba pensarci. Se nel tuo calendario c’è una prenotazione per un ristorante, Google Now può suggerirti i tempi e le indicazioni per arrivarci, così come alcune foto del locale. Tutto ciò che può quindi arricchire la tua esperienza.

Anticipatory Design e carico cognitivo

Gli sviluppatori hanno difeso a spada tratta per anni i principi del DRY (Don’t Repeat Yourself) e del KISS (Keep it Simple, Stupid), ma ora è tempo di portare queste logiche a un livello successivo, ovvero quello dell’interazione tra utente e interfaccia. Facciamoci un paio di domande: se chiediamo all’utente di assolvere un compito più di una volta, non si tratta di uno spreco di tempo? Allo stesso modo, non è superfluo porre l’utente davanti a una scelta se questo, in passato, ha già scelto più volte una sola delle due opzioni?

In psicologia si una il termine carico cognitivo per descrivere la quantità di sforzo mentale utilizzato per ricordare determinate azioni e logiche. Per tutti i soggetti coinvolti nella user experience design il carico cognitivo è un elemento chiave da prendere in considerazione. Stiamo facendo tutto il possibile per limitare lo stress causato dal processo di alfabetizzazione nell’uso di un nostro nuovo prodotto? Come possiamo ridurre il numero di elementi di cui l’utente deve preoccuparsi? La riduzione del carico cognitivo è uno dei capisaldi dell’Anticipatory Design perché contribuisce a creare un’esperienza più piacevole prevenendo così le esigenze degli utenti.

[Tweet “L’#AnticipatoryDesign semplifica i processi, facilitando l’utilizzo da parte dell’utente”]

Lo store online di Peapod ha appena lanciato una nuova app fortemente caratterizzata dall’Anticipatory Design. Grazie a Order Genius, il motore di raccomandazione proprietario sviluppato da Peapod, l’utente può riempire il carrello con pochi click sulla base di quanto già acquistato in passato. La cosa più interessante è come Order Genius differenzia gli acquisti sulla base della stagionalità del prodotto (parliamo di prodotti alimentari freschi) e impara progressivamente sempre di più sulla base dei comportamenti dell’utente.

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Un altro store online, questa volta parliamo di Gatheredtable, ha sviluppato un sistema decisamente innovativo. Agli utenti, in questo caso, viene semplicemente chiesto il menu e le API Gatheredtable fanno il resto, scegliendo quali prodotti bisogna acquistare e in quali quantità.

Anticipatory Design ed empatia

Essere in grado di anticipare ciò di cui i nostri utenti avranno bisogno è una capacità strettamente legata all’empatia. Quanto a fondo conosciamo i nostri utenti? Dobbiamo continuamente studiare i loro comportamenti per scoprire nuove esigenze? Riconoscendo le opportunità che l’Anticipatory Design offre, la risposta a queste domande va ricercata nella nostra capacità di unire i puntini in un ambiente in costante evoluzione.

Come spiega il designer Pete Smart nel suo articolo Real Empathy For Innovation, «la ricerca ci aiuta a osservare il modo in cui le persone superano gli ostacoli e spesso si scopre che le soluzioni sono in realtà più eleganti di quanto ci saremmo aspettati». Un bel messaggio da una persona che ha percorso 2.517 miglia per provare a risolvere 50 problemi in 50 giorni usando… il design!

I fondatori di Waze, l’app che offre indicazioni stradali e informazioni sul traffico attraverso un sistema P2P (Peer to Peer), hanno notato che sempre più spesso gli utenti lamentavano l’assenza di un sistema di feedback più intelligente. Per questo hanno continuato a sviluppare un’interfaccia attraverso la quale i conducenti possano non solo mettersi in guardia l’uno con l’altro per eventuali ingorghi, autovelox, ecc, ma anche comunicare attraverso messaggi veri e propri.

[Tweet “#Waze, #Peapod e #Gatheredtable: tre esempi di #AnticipatoryDesign”]

In Waze ci sono diversi elementi di Anticipatory Design, ma alcuni dei più importanti includono: un avvertimento quando l’auto è in movimento e qualcuno sta scrivendo (in teoria un passeggero, non il guidatore); una serie di avvisi quanto altri conducenti hanno rinvenuto problemi; notifiche sonore nel momento in cui viene trovato un percorso alternativo più veloce o più lineare. Il fatto che l’app sia alla ricerca costante di percorsi migliori sulla base dei feedback degli altri utenti è di per sé un elemento di Anticpatory Design di grande successo. Una volta impostata la destinazione nell’app è infatti possibile semplicemente mettersi comodi e guidare: c’è un ingorgo a qualche km da noi? Basta seguire l’app e troveremo il modo di passarlo con facilità.

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Come Waze ci sono molti altri prodotti e servizi che sfruttano le potenzialità dell’Anticipatory Design. Designer e sviluppatori, dal canto loro, stanno facendo uno sforzo straordinario per incorporare questi principi nei loro prodotti. Quello che dovremmo aspettarci è che, nei prossimi anni, questo diventi la norma piuttosto che l’eccezione.

Fonte: Smashing Magazine