10 esempi di Internet delle cose applicati all’healthcare

Mar 16
internet delle cose

Noi del content team di P&U siamo sempre alla ricerca di notizie e ultimi updates sul mondo digital e, durante una delle nostre ricerche, ci siamo imbattuti in un articolo molto interessante pubblicato sul Blog di Econsultancy, giusto qualche giorno fa. La tematica ha solleticato la nostra curiosità: IoT (Internet of Things o Internet delle cose) e fin qui nulla di nuovo (vero?). Ma questa volta il concetto viene applicato al mondo dell’healthcare, vediamo come.

Per chi non sapesse ancora cos’è l’Internet delle cose, diamo una breve spiegazione: con IoT si fa riferimento all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. L’espressione IoT (Internet of Things) è stata coniata nel 1999 dal ricercatore britannico Kevin Ashton e fa riferimento alla possibilità di collegare qualunque oggetto o dispositivo dotato di sensori, ad Internet. Con l’Internet delle cose, gli oggetti acquisiscono una loro intelligenza e si rendono riconoscibili poiché in grado di comunicare dati su se stessi e verso il mondo esterno. Grazie al collegamento con la Rete tutte le cose possono prendere “vita”: le scarpe da ginnastica o il nostro orologio trasmettono dati sulla nostra attività fisica, le serrature di casa si aprono e si chiudono con un semplice tocco sullo smartphone, oppure il barattolo delle medicine lancia un avviso se ci si dimentica di prendere il farmaco. Ecco, è proprio qui che vogliamo soffermare un po’ la nostra attenzione. Quello dell’healthcare è un mondo in cui l’Internet delle cose può sprigionare tutta la sua portata rivoluzionaria, ma andiamo più sul concreto: vi elenchiamo 10 esempi di IoT applicati a questo settore, talmente innovativi, che vi faranno esclamare: “Uau!”.

1. OpenAPS- consegna di insulina a circuito chiuso

Una delle aree più affascinanti della medicina applicata all’Internet delle cose è l’iniziativa open source OpenAPS, che sta per Open Artificial Pancreas System.  Dana Lewis e suo marito Scott Leibrand hanno hackerato il sistema di monitoraggio continuo del glucosio di Dana e la sua pompa per l’insulina. Utilizzando il flusso di dati proveniente dal sistema di monitoraggio e con un computer Raspberry Pi, il loro software completa il loop e modifica continuamente la quantità di insulina erogata dalla pompa.

Nell’estate del 2016, quando Dana ha presentato questo sistema all’OSCon ad Austin, già 59 persone stavano utilizzando il software open source e stavano hackerando la loro strumentazione.

Questo esempio dimostra come i pazienti abbiano atteso per anni che l’industria sanitaria apportasse dei miglioramenti in campo tecnologico che però non sono arrivati. Preoccupazioni circa la sicurezza, lo sviluppo lungo e i periodi di prova fanno sì che questi device impieghino generalmente molto tempo prima che vengano lanciati sul mercato.

2. Diabete

Il mondo farmaceutico, però, ha colto il segnale e sta sviluppando i suoi dispositivi legati all’Internet delle cose, per aiutare i pazienti diabetici. Nel 2016, Roche ha acquisito i diritti di vendita per un sensore da impiantare sotto la pelle del paziente e monitora il livello di glucosio per 90 giorni. Il sensore comunica con una trasmittente che invia i dati sul livello di glucosio nel sangue ad un’app, che il paziente può scaricare sul suo smartphone.

3. Activity tracker durante le cure per il cancro

Il Memorial Sloan Kettering Cancer Center (MSK) e Medidata stanno testando l’utilizzo degli activity tracker per raccogliere dati sullo stile di vita dei pazienti che sono in cura per mielomi multipli. I pazienti indosseranno per una settimana un activity tracker, prima di iniziare le cure e poi in modo continuativo per diversi mesi durante il corso dei trattamenti. Il tracker raccoglierà dati sul livello di attività fisica, fatica, appetito e tutte le informazioni verranno salvate sul cloud dell’app di Medidata e conservate sullo smartphone del paziente.

Tramite i dati raccolti giorno per giorno, per mezzo di questi device indossabili, si potranno migliorare sempre più diagnosi e cure prescritte per diverse malattie. Questo vale soprattutto per il cancro, per il quale la reazione del paziente alla cura prescritta, svolge un ruolo determinante nel prescrivere il trattamento corretto.

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4. Inalatori sempre connessi

L’uso più immediato dell’Internet delle cose applicato al mondo dell’healthcare consiste non tanto nell’aiutare il medico a formulare una diagnosi, ma ad assicurarsi che il paziente rispetti la cura prescritta. Inserire dei sensori nelle medicine aiuta il dottore a tener traccia delle attività del paziente, verificando che stia rispettando le indicazioni da lui fornite e stia assumendo i farmaci previsti.

Dal punto di vista del paziente, ciò fa sì che anche lui possa ricevere degli alert e degli avvisi che gli ricordino di assumere i medicinali, così come di controllare i propri progressi.

Novartis, ad esempio, sta sviluppando assieme a Qualcomm e Propeller Health degli inalatori, per le malattie polmonari ostruttive, sempre connessi. Tramite un sensore, l’inalatore si connette alla piattaforma che registra e trasmette i dati. Tuttavia la Novartis ha annunciato che questo dispositivo verrà lanciato sul mercato non prima del 2019, il che rende l’idea delle tempistiche in questo campo di ricerca.

5. Sensori ingeribili

Proteus Digital Health e i suoi sensori ingeribili sono un altro esempio di come l’Internet delle cose si può applicare alla medicina, rendendola digital.

Di nuovo, lo scopo principale di questa tecnologia, testata su pillole antipsicotiche e per l’ipertensione, è sempre quello di monitorare se il paziente rispetti o meno la cura a lui prescritta. Tuttavia, in questo caso, una volta ingerita, la pillola si scioglie nello stomaco e provoca una debolissima scarica elettrica (dovuta alla reazione chimica tra una piccola quantità di magnesio e rame). Questa scossa viene rilevata da un sensore piantato sul corpo (sul braccio più precisamente) che invia i dati all’app dello smartphone.

Secondo uno studio della World Health Organisation del 2003, il 50% delle medicine prescritte al paziente non vengono assunte. Il sistema di Proteus ha proprio lo scopo di ridurre questa percentuale.

6. Lenti a contatto connesse

Alcon (parte del gruppo Novartis) ha ottenuto la licenza per utilizzare la tecnologia delle Google smart lens nelle lenti a contatto tradizionali. All’interno, infatti, vengono inseriti dei sensori non invasivi che sono in grado di misurare il livello di glucosio dei pazienti diabetici, tramite il loro liquido lacrimale e conservare le informazioni in un device mobile.

7. App per Apple Watch per combattere la depressione

Takeda sta testando l’utilizzo di una app per Apple Watch per aiutare i pazienti con MDD (disordini depressivi).

L’app, sviluppata con il Cambridge Cognition, è stata creata per monitorare e valutare le funzioni cognitive: il trial esamina in che modo un’app si rapporta alla tradizionale auto-valutazione quando si tratta di comunicare lo stato del proprio umore.

internet delle cose marzo

8. Test della coagulazione

Nel 2016, Roche ha lanciato un dispositivo Bluetooth che permette di valutare il livello di coagulazione del sangue. È il primo tra i dispositivi di questo tipo destinato ai pazienti con problemi di coagulazione del sangue, che offre la possibilità di eseguire dei test autonomamente, per aiutare i pazienti a restare entro i limiti e ridurre il rischio di ictus o emorragia.

I risultati, poi, possono essere inviati direttamente agli operatori sanitari e i pazienti possono risparmiarsi continue visite in clinica.

9. Artrite – Apple ResearchKit

Nel 2016, GSK è diventata la prima compagnia farmaceutica ad utilizzare il software della Apple ResearchKit. Lo studio inizialmente indagava l’impatto dell’artrosi sulla vita dei pazienti. Parade, l’app sviluppata da GSK, è stata progettata utilizzando la piattaforma software ResearchKit di Apple, lanciata nel 2014, e che integra nell’iPhone una Health platform.

Lo studio di GSK ha coinvolto 300 pazienti per 3 mesi, raccogliendo e tracciando i sintomi più diffusi dell’artrite reumatoide, oltre all’attività fisica e altri indicatori.

10. Parkinson

L’ultimo esempio di Internet delle cose applicato al settore dell’healthcare è rappresentato da Project Blue Sky, nato da una collaborazione tra Pfizer e IBM. Questo studio clinico prevede l’impiego di una serie di sensori e device mobili per fornire ai ricercatori e al personale clinico una serie di informazioni in tempo reale, 24 ore su 24, sui sintomi del morbo di Parkinson. L’obiettivo consiste nel monitorare l’evoluzione e la cura della malattia.

Pfizer ha intenzione di sviluppare il sistema entro il 2019, anno in cui uno dei farmaci sperimentali della casa farmaceutica per il Parkinson entrerà nella fase III di sviluppo. Tuttavia in questo stadio, gli studi e le sperimentazioni sui medicinali sono molto rigorosi e le tempistiche di approvazione sono molto lunghe, motivo per cui ci vorrà del tempo prima che il sistema di IBM verrà testato.

 

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Alexandra Frigieri

Alexandra Frigieri

Analyst e content editor at Polk&Union
Laureata in Comunicazione digitale alla Sapienza di Roma, ha lavorato come social media specialist. In Polk&Union è marketing assistant, associate editor e analista responsabile dell'area web intelligence.
Alexandra Frigieri