8 regole fondamentali per comporre un’immagine narrativa efficace

Ott 27
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Creare visual che sappiano suscitare emozioni nel pubblico, raccontare la storia di un brand, trasmettere informazioni in maniera immediata, aumentare l’engagement degli utenti online è diventato indispensabile per tradurre in risultati concreti qualsiasi strategia di digital marketing.

Il Visual Storytelling, ovvero, la capacità di narrare attraverso le immagini rappresenta oggi un canale privilegiato per la comunicazione, tanto da condizionare prepotentemente il nostro modo di essere e di comportarci.

Del resto i dati statistici parlano piuttosto chiaro: gli internauti sono dei grandi fruitori di tutto ciò che rientra nella categoria visual, in modo particolare fotografie e video ottengono i maggiori livelli di visualizzazione e di condivisione sui social network.

Diventa fondamentale, a questo punto, per i designer e le agenzie conoscere e padroneggiare tutte quelle tecniche e regole di base, che consentono di decodificare, comprendere messaggi nascosti, aumentare la percezione e le modalità di lettura dei contenuti multimediali che quotidianamente ci bombardano.

Di seguito alcune delle principali regole d’oro utilizzate per progettare immagini ed immaginari narrativi che saranno in grado di stimolare la testa e il cuore della vostra audience.

1. La regola dei terzi

La regola dei terzi è un accorgimento che è stato utilizzato per secoli dai pittori ed è tuttora molto diffuso nella composizione fotografica. Consiste nel sovrapporre all’immagine una scacchiera immaginaria, composta da due linee orizzontali e due verticali chiamate linee di forza, equidistanti tra loro e dai bordi dell’immagine.

L’intersezione delle quattro linee genera i cosiddetti punti focali, ovvero le aree di massima focalizzazione dell’attenzione, mentre il riquadro centrale prende il nome di sezione aurea. Generalmente i soggetti singoli hanno un maggiore impatto visivo se posizionati sulla prima linea verticale a sinistra, mentre per i soggetti multipli prevale l’ultima linea verticale a destra.

È inoltre buona norma posizionare il soggetto sul lato opposto rispetto alla direzione del suo sguardo, questo contribuisce a rendere l’immagine più dinamica e armonica al tempo stesso.

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2. Focalizzazione

La messa a fuoco di un’immagine è un importantissimo strumento narrativo ed un elemento molto efficace dal punto di vista comunicativo, perché utilizzata per veicolare precisi messaggi dal punto di vista semantico.

Quando l’intera scena è completamente messa a fuoco, abbiamo una chiara visione di tutto quello che viene rappresentato e l’idea è quella di una visione esterna, precisa e a lungo raggio. In questo caso, l’intento dell’autore è quello di mostrarci in maniera descrittiva ciò che c’è all’interno del campo visivo.

Al contrario, mettere a fuoco il soggetto principale lasciando fuori fuoco lo sfondo ed altri oggetti crea una sorta di immersione all’interno nella scena.  

Solitamente questo tipo di immagini vengono utilizzate per comunicare vicinanza, intimità, introspezione, ma soprattutto sogno, ambiente della memoria e del ricordo.

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3. Punto di vista

Un elemento distintivo molto forte per il posizionamento del lettore nel racconto visivo è la posizione dell’osservatore rispetto al soggetto e alla scena rappresentata.

La visuale in prima persona, attraverso gli occhi di qualcuno o qualcosa, ha sempre un forte impatto in termini di immersione nella scena, mentre l’utilizzo di prospettive inattese, lontane dal quotidiano e dall’abituale, suscitano sempre sorpresa ed interesse.

L’inquadratura ad altezza degli occhi è il modo più rapido ed efficace per stabilire un legame di empatia e di condivisione con il soggetto che si osserva, comunica sintonia e simboleggia una posizione di equilibrio, uno stare sullo stesso piano.

Se vogliamo esprimere un senso di dominio, di controllo della situazione – non necessariamente in termini negativi- possiamo utilizzare un’ inquadratura in cui il nostro punto di vista rispetto al soggetto è dall’alto verso il basso. Questo ci pone inevitabilmente  in una situazione di preminenza,come se il soggetto della foto ci stia chiedendo qualcosa che noi possiamo, in maniera immaginifica, decidere di dare o non dare.

Viceversa, se il nostro obiettivo è generare un effetto di timore, di ansia, di oppressione possiamo invece ricorrere ad un’inquadratura in cui il soggetto sovrasta il nostro punto di vista.

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4. La centratura del soggetto

Un’altra accortezza molto utilizzata, dal punto di vista semantico-narrativo, in alternativa alla regola dei terzi, è quella della centratura del soggetto rispetto all’inquadratura.

Questa regola, molto utilizzata nelle pagine di prodotto o di brand, viene di solito applicata per raggiungere obiettivi specifici, ad esempio per attribuire forza, potere e dignità al soggetto principale che diventa protagonista assoluto della scena, togliendo attenzione da tutto quello che è secondario o addirittura di disturbo.

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5. Linee forti

Spesso, all’interno di un’immagine, si può ravvisare una serie di oggetti che tracciano delle linee immaginarie in grado di intercettare ed indirizzare lo sguardo dell’osservatore, rafforzando la solidità della composizione. Può trattarsi di linee naturali come fiumi, fronde degli alberi, margini di un prato fiorito, gli schieramenti degli uccelli in volo, piuttosto che di linee artificiali come i profili dei palazzi, i cavi sospesi di un tram, rotaie, ponti, steccati, strutture di supporto, etc.

Molto interessanti, dal punto di vista narrativo, sono anche le cosiddette linee suggerite, ovvero delle linee del tutto virtuali come ad esempio una particolare posizione del corpo oppure lo sguardo di una persona, che sono ugualmente  in grado di segnare la struttura di un’immagine.

Dal punto di vista percettivo, le linee orizzontali determinano una situazione di calma, di stabilità e quiete, mentre le linee verticali suggeriscono un senso di potere o di accrescimento, ma anche profondità storica e  fisica rispetto all’immagine.

Menzione particolare va fatta per le linee diagonali che sono una tipica espressione di dinamismo e tensione emotiva, non a caso vengono spesso impiegate nelle pagine di brand associati allo sport e nell’automotive, dove è evidente la necessità di comunicare azione e rapidità del mezzo.

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6. Cornici fisiche

Ultima regola molto importante dal punto di vista semantico-narrativo è l’utilizzo di oggetti concreti, fisicamente presenti nella scena, per fare da cornice e creare un effetto narrativo di forte impatto, di immersione e di autenticità.

Le cornici fisiche trasmettono un effetto particolare, quello della scoperta, dell’attimo rubato, quasi a cogliere ed enfatizzare un momento di vita vera e reale.

Molte immagini di Brand o di pagine corporate scelgono questa tecnica soprattutto nella lettura orizzontale del formato fotografico standard, mentre nei post social la forma quadrata ormai- consolidata del format Instagram- ci ha spinto a percepire il quadrato stesso come una cornice immaginaria della nostra composizione o dei nostri soggetti.

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7. Orizzontale o verticale

Per natura siamo portati ad esplorare il mondo principalmente in senso orizzontale: involontariamente guardiamo più sull’asse destra-sinistra che su quello alto-basso. Tuttavia, quando utilizziamo le immagini in forma narrativa possiamo scegliere se assecondare o meno questa nostra predisposizione.

Nelle immagini orizzontali il soggetto si sviluppa in larghezza e non in altezza, di conseguenza lo sguardo si muove lateralmente per assecondare la sua traiettoria: ne riceviamo un sensazione di spazio, di ampiezza- come accade con un panorama.

Al contrario, nelle immagini verticali dove il soggetto si sviluppa in verticale, lo sguardo viene guidato dall’alto verso il basso per focalizzare l’attenzione del lettore su una porzione specifica di spazio.

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8. Guardare in camera

Il soggetto deve guardare in camera oppure no? Anche una scelta apparentemente banale come questa può avere un forte impatto sul racconto visivo finale.

Un soggetto che volge lo sguardo altrove non presta attenzione all’osservatore, viceversa un soggetto che guarda in camera stabilisce un contatto visivo diretto con il suo interlocutore, creando coinvolgimento emotivo ed intimità. In questo modo viene abbattuta la quarta parete che divide il soggetto nella scena da noi che stiamo osservando.

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Nell’esempio proposto, la ragazza sa di essere fotografata e vuole comunicare con noi in maniera diretta: ci vuole parlare, coinvolgere. In questo modo viene enfatizzato l’effetto di drammatizzazione dell’immagine e la scena risulta più autentica e più vicina ad un momento di vita vera.

 

Alexandra Frigieri

Alexandra Frigieri

Analyst e content editor at Polk&Union
Laureata in Comunicazione digitale alla Sapienza di Roma, ha lavorato come social media specialist. In Polk&Union è marketing assistant, associate editor e analista responsabile dell'area web intelligence.
Alexandra Frigieri